Sala del Maggior Consiglio

Qui si riunivano i venti deputati a deliberare. I momenti più importanti della storia del Cadore sono stati vissuti sotto queste travi di larice nella penombra profumata di resina. Oggi vi hanno luogo le riunioni del consiglio della Magnifica Comunità e le cerimonie importanti che interessano il Cadore.

Sulla parete dietro il tavolo della presidenza si può ammirare uno straordinario stemma del Cadore in legno, scolpito e dipinto, che un tempo campeggiava nella stanza del presidente. Si ritiene sia fra i più antichi stemmi conosciuti . Reca le consuete torri racchiuse in un serto d’acanto ed al centro ancora il tiglio delle libertà!

Altrettanto sontuoso è il gonfalone in seta della Magnifica Comunità, copia di quello che nei giorni di festa sventolava sul pennone in piazza. E’ diviso in riquadri; vi sono contrapposti il giallo ed il rosso, e così il leone di San Marco e lo stemma del Cadore.

Tra le diverse opere esposte, la grande tela di Cesare Vecellio detta “La dedizione del Cadore a Venezia”. La scena, ricca di movimento e colori, è ambientata a Venezia nel cortile del palazzo ducale, che appare in alto. Sotto un baldacchino, al centro, siede la Vergine col Bimbo in grembo: un gradino più in basso c’è san Marco che tiene il Vangelo aperto e il leone accovacciato ai piedi. Accanto alla Madonna siede una signora in vesti sontuose, con diadema e scettro, raffigurante Venezia. Davanti a lei vi sono due donne in costume cadorino, che esibiscono l’offerta simbolica degli Statuti della Comunità e di un grande scudo sul quale è dipinto lo stemma del Cadore. L’opera venne donata alla Comunità personalmente dal pittore, il 24 ottobre 1599, come ricordano le antiche carte.

foto: Archivio Fotografico  Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore

Sulla parete opposta un grande olio allegorico di Marco Vecellio. Al centro, sopra una nuvola, è raffigurata la Madonna col Bambino; sotto, quasi fondale di teatro, due torri con le bandiere e fra loro un tiglio altissimo. La dedizione alla Serenissima è garantita dalla presenza, a sinistra, del patrono S. Marco. Alla destra una figura femminile biancovestita alza in alto un calice; mentre dietro a questa, seminascosta, una seconda si appoggia ad una colonna. Nella simbologia le due donne rappresentano la Fede e la Giustizia, ricordate nel motto che accompagna spesso la parola Cadore: “Justitia et fide conservabitur” ( il Cadore si manterrà con la giustizia e nella fede). Ai lati, a chiudere la scena, nelle loro nicchie, le statue classicheggianti di Marte e Mercurio.

Attorno al salone vi sono poi i busti di dieci illustri personaggi del Cadore, identificati da apposite targhe: Giuseppe Vecellio (1910-1988), di Auronzo, più volte presidente della Magnifica; Giovanni Adeodato Piazza (1884-1957), da Vigo, cardinale e Patriarca di Venezia; Luigi Coletti (1812-1892), da Pieve, scienziato e professore universitario; Giampietro Talamini (1845-1934), di Vodo, fondatore del Gazzettino di Venezia; Natale Talamini (1808-1876), da Pescul di Selva, primo deputato del Cadore al parlamento; Bartolomeo Toffoli (1755-1834), da Calalzo, abate, scienziato ed inventore; Girolamo Costantini (1815-1880), originario di Valle, primo senatore del regno per il Cadore; Giuseppe Ciani (1793-1867), da Domegge, abate e storiografo; Antonio Ronzon (1848-1905), da Vigo, educatore e storico; Luigi Rizzardi (1831-1900), d’Auronzo, avvocato e deputato al parlamento.

* I testi sono tratti da “LA MAGNIFICA COMUNITA’ DI CADORE E I SUOI PALAZZI STORICI” di Mario Ferruccio Belli, riscritti da Mariagrazia Petroni.





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