MARC - Museo Archeologico Cadorino

Dove si conserva la storia antica del Cadore

A Pieve di Cadore, nello storico palazzo sede della Magnifica Comunità di Cadore si trova il Museo archeologico cadorino – Marc -, il quale raccoglie le testimonianze del passato della regione cadorina.. È una piacevole eccezione per l’area dolomitica avere un museo così importante: in esso infatti sono conservati reperti preromani (a partire dal VI sec. a.C.) e romani di fondamentale importanza rinvenuti soprattutto nel secondo dopoguerra, i quali permettono di ricostruire ampi frammenti di storia antica. Attraverso tali reperti non soltanto possiamo tracciare un quadro preciso degli insediamenti umani nella zona, ma ci è anche permesso apportare un buon contributo alla conoscenza della civiltà venetica. Già in precedenza esisteva un “vecchio” museo, nato nella seconda metà dell’Ottocento, che tanto lustro aveva dato a Pieve e al Cadore intero, ma che trovò il suo fatale epilogo in coincidenza con l’invasione straniera del 1917. In quella triste stagione sparirono da Pieve innumerevoli oggetti, molti dei quali di rilevante valenza archeologica, testimonianza dei ritrovamenti avvenuti nei paesi cadorini. Il museo attuale, una piccola e interessante struttura inaugurata il 2 agosto 1953, conserva una notevole collezione archeologica di reperti provenienti specialmente dal tratto di territorio che va da Valle a Calalzo: la parte preponderante dell’esposizione attuale del Marc è incentrata sui reperti provenienti dagli scavi di Làgole la quale importanza della raccolta, specialmente per il mondo scientifico, è indiscussa. Le esplorazione archeologiche nel sito iniziarono negli anni ’40, grazie a una felice intuizione di un giovane cadorino, che da lì a poco diventerà un prezioso collaboratore della Soprintendenza alle Antichità delle Venezie, Giovanni Battista Frescura. Supportato da notizie di ritrovamenti fortuiti che si susseguivano nei primi decenni del ‘900, con la collaborazione di Enrico De Lotto, nell’aprile 1949 effettuò la prima campagna di scavo: emersero dal suolo delle statuette in bronzo di tipo paleoveneto e una serie di manici di simpulum con iscrizioni votive. Si era così scoperto l’antico santuario di Làgole, situato in una delle zone più belle del Cadore centrale, ricca di sorgenti solforose che davano all’acqua delle qualità medicamentose. Gli scavi proseguirono, a fasi alterne, nel corso degli anni ’50, grazie anche all’interesse della Magnifica Comunità di Cadore che partecipò finanziando le operazioni. Nella varia tipologia dei luoghi di culto veneti, Làgole si presenta con caratteristiche sue proprie, risultando un santuario comunitario, come dimostrano una serie di iscrizioni sui manici di simpula in cui ricorre il termine teuta (comunità), un centro di ampia frequentazione non legato ad un unico villaggio ma luogo di incontro di genti diverse. Mercanti, soldati, artigiani, pastori frequentavano il sito lasciando la loro testimonianza nei coltelli, nelle armi, nei tintinabula, nei bronzetti e altri oggetti di eccezionale bellezza esposti attualmente nel museo. Di fondamentale importanza per studi sull’alfabeto antico sono le oltre settanta iscrizioni in lingua venetica, oltre a un numero minore di iscrizioni latine, che fanno del museo cadorino il maggior centro di testimonianze della lingua dei Veneti antichi, secondo solo a Este. A seguito delle rivelazioni di Làgole, nei decenni successivi furono scoperti innumerevoli altri reperti nel territorio che attualmente costituiscono parte della raccolta del Museo cadorino: nel 1954 furono scoperti a Pieve di Cadore i ruderi di una villa romana del III sec. d.C., con un pavimento musivo, attualmente collocato nel museo, e un sistema di riscaldamento a ipocausto il quale prevedeva la circolazione di aria calda entro cavità poste nel pavimento e nelle pareti del luogo da riscaldare. Tra gli anni ’60 e ’70 il museo si arricchì delle molte scoperte avvenute a nel territorio di Valle di Cadore, paese più volte oggetto di indagine da parte di studiosi di archeologia e filologia per la sua collocazione quale crocevia delle strade del Cadore. Tra i materiali preromani e romani si segnalano una situla bronzea con dedica votiva in lingua e alfabeto veneteci, vasche e manici di simpula in bronzo, una conocchia in ambra, oltre a innumerevoli oggetti di uso comune come chiodi, armi, scalpelli e utensili vari. Tribusiate/Trimusiate Sainate che i Romani “sostituirono” con Apollo. Tra i materiali rivestono particolare interesse spiedi in ferro e mestoli in bronzo attestanti la pratica rituale del banchetto e della libagione, bronzetti di offerenti, oranti o guerrieri, lamine bronzee, iscritte e figurate, armi in ferro. Le numerose iscrizioni incise sugli ex-voto fanno di Lagole il secondo centro, dopo Este, per la documentazione epigrafica della lingua venetica.